SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 16 SETTEMBRE 2013

INTERVENTO DEL CONSIGLIERE RAFFAELE GRASSI  AI SENSI DELL’ART. 21

Intervengo su un tema che riguarda il degrado e la sporcizia a Milano. E’ di singolare interesse recuperare un testo di storia delle civiltà antiche per scoprire quanto fossero sporche e anti-igieniche le nostre città. La testimonianza è di uno storico, Ercole Sori. Parla addirittura di città sporchissime fino alla fine del diciannovesimo secolo, quando liquami e rifiuti di ogni tipo si riversavano nelle strade e da qui affluivano al più vicino corso d’acqua, trasformando i fiumi in maleodoranti fogne a cielo aperto. Non esisteva la pulizia pubblica, né sistemi di smaltimento fognari perché solo tra l’Ottocento e il Novecento si diffusero i pubblici servizi di pulizia regolare.

Questa premessa è d’obbligo perché il problema che voglio portare all’attenzione dell’Aula è che Milano appare una città sporca, in alcuni casi è una città sporca. Userò questa frase come uno slogan che accompagnerà il mio intervento con lo scopo di sensibilizzare tutti su una questione di cui sicuramente ognuno di noi è cosciente, ma non fino al punto di indignarsi e rendersi conto che il problema sta diventando ingestibile perché se ne sottovalutano gli aspetti reconditi e gli effetti collaterali.

I riferimenti con la storia del passato servono al fine di tracciare un parallelo con le moderne città e le metropoli in cui svettano alteri i grattacieli e i palazzi del potere, ma proprio da questo confronto nasce uno stridore notevole considerando che sebbene all’avanguardia per le nuove tecnologie in materia di nettezza urbana, le nostre città rimangano desolatamente sporche, sporche e degradate, se si considera oltretutto il grado di civilizzazione raggiunto nel corso degli ultimi secoli dagli esseri umani.

Di tanto in tanto vengono pubblicate delle statistiche, una di queste riguarda le città più belle del pianeta. Ebbene, nelle prime venticinque posizioni non vi è menzionata alcuna città italiana. Mi ritrovo a scorrere un elenco in cui spiccano diverse città della Svizzera, della Norvegia, della Germania e della Svezia, per rimanere in ambito europeo. E le nostre? Le nostre purtroppo non ci sono, perché, signori, Milano, oggi, agli sgoccioli del 2013, è una città sporca. Lo è lungo le strade, nei vicoli, nei parchi e nei suoi giardinetti indegnamente abbandonati all’incuria dal centro alla periferia.

Milano è sporca e non può permettersi di esserlo ora più che mai. Ora che vuole competere con le grandi capitali europee, ora che ha ampiamente dimostrato di essere pur sempre il motore trainante di tutto il Paese, ora che rinsalda il suo primato di città modello delle battaglie civili e delle conquiste sociali, ora soprattutto che si appresta ad essere vetrina dell’evento mondiale di EXPO 2015, ora bisogna agire.

Se è il caso di cominciare una battaglia, allora facciamola anche a costo di ordinanze impopolari e di sanzioni mirate, ma dimostriamo che ci sta a cuore la nostra città con le sue piazze, i parchi, gli angoli più caratteristici. Una città è bella se nel contempo si presenta con un aspetto curato, pulito, ordinato, regalando di sé un’immagine sicuramente accattivante e distensiva. Per contro, lo squallore e la sciatteria equivalgono a disattenzione, a disinteresse, alla noncuranza verso l’ambiente che ci circonda.

Ho volutamente tracciato un filo che ci collega con la storia perché, fatte le giuste proporzioni, ora come allora le strade sono disseminate di deiezioni canine, di lordure organiche che lasciano poco spazio alla fantasia e di testimonianze di bivacchi e raduni notturni, più o meno leciti, con vistosi rimasugli di alimenti e bottiglie, tantissime bottiglie, e altrettante lattine sparse per terra che sovente rimangono giorni laddove risiedono. Posso testimoniare che negli ultimi tempi si vedono in giro persone che fanno i loro bisogni per strada incuranti del passaggio delle auto, della gente, magari anche di genitori con bambini. E’ un’indecenza intraducibile solo pensando che chi la compie non abbia una fissa dimora o altrimenti è collegabile alla carenza di bagni pubblici in città.

I muri imbrattati, le cicche per terra, i tappeti di mozziconi, gli sputi con i loro compositi di muco e catarro e i bisogni dei nostri animali e non solo hanno ridotto le vie dei nostri quartieri dei luridi immondezzai da percorre a prova di slalom per non inciampare e non rimanere a nostra volta inzaccherati da cotanta lordura.

Il comportamento incivile vanifica la volontà di coloro che invece rispettano l’ambiente circostante nell’osservanza delle norme, dell’igiene e della buona creanza. Ma non per questo bisogna arrendersi e sottovalutarne il risvolto anche sanitario e di sicurezza igienica e di tutela della collettività, di rischi di malattie infettive e parassitarie. E’ importante ricercare le misure che salvaguardino la salute di noi tutti negli ambienti che quotidianamente frequentiamo (luoghi pubblici, mezzi di trasporto e parchi o semplici vie cittadine che percorriamo per recarci al lavoro).

Ho ribadito che uno degli aspetti più allarmanti è quello di scambiare gli angoli della città in orinatoi pubblici, comportamenti contrari all’etica e all’igiene e che offendono il decoro della città. Si suppone che ciò accada particolarmente nei mesi più caldi e nei pressi dei locali dove magari è più frenetica la vita notturna. E’ il caso di intensificare la presenza dei famigerati vespasiani, magari predisponendo un piano organico in prospettiva 2015 per aumentare in questa città questi necessari, doverosi vespasiani, che serviranno sicuramente nel 2015.