Consiglio comunale – 15 aprile 2014

Intervento in Aula

Il progetto con cui la Giunta ha deciso di rivoluzionare Piazza Castello trasformandola in una maxi area ludico – culturale apre ad un ampio ventaglio di pareri favorevoli ma anche di pesanti contestazioni.

Leggendo i quotidiani di quest’ultimi giorni in cui si paragona “Piazza Castello a Riccione” con prolungamento della movida notturna caratterizzata da chioschi, aperture serali del parco e sdraio per i turisti mi è venuto in mente l’iniziativa francese con cui dal 2002 nelle settimane centrali dell’estate allestisce a mò di spiaggia alcuni chilometri della riva destra della Senna, sottolineo nelle settimane centrali dell’estate, illudendoci che ci si possa abbronzare ad un passo dalla Torre Eiffel.

Qualcosa di molto simile sembra caratterizzare questo progetto in cui si parla di una piattaforma per i grandi eventi dove cultura, sport e divertimento dovranno rilanciare Piazza Castello e ridare smalto all’estate milanese perché da maggio a settembre gli spazi adiacenti offriranno un programma di divertimenti e spunti culturali per tutti i gusti e adatti ad ogni età.
Forse è meglio mutuare quello che si fa nei giardini di Lussemburgo a Parigi e adattare l’area del Parco Sempione con sdraio e ombrelloni multicolori, e poi ancora i baracchini, le fioriere e tutti gli arredi ornamentali con cui la Giunta avrebbe predisposto questo piano sbalorditivo che partirebbe dal primo maggio con la pedonalizzazione della piazza.

Nell’immediato l’iniziativa potrebbe sembrare lodevole, tenuto conto che qualsiasi proposta per la città che si pone come obiettivo l’aggregazione sociale e lo scambio culturale creando nuovi luoghi di incontro, non può che destare interesse e ammirazione per i promotori ma i dubbi sorgono e le polemiche incalzano quando si scopre che per attuare tutto questo si penalizza un aspetto primario che contraddistingue le grandi città che è quello della viabilità.

Sono convinto che stante la strategicità dell’area interessata, con l’attuazione del progetto presentato inevitabilmente ci saranno conseguenze negative sulla mobilità delle persone, che voglio ricordare non è un diritto solo per i pedoni e i ciclisti, ma anche delle persone che utilizzano mezzi di trasporto pubblico e privato, preoccupazioni che la stessa Agenzia Amat ha significato nella relazione, ipotizzando grosse difficoltà di spostamento e rallentamenti dei mezzi di trasporto pubblico.

Ho sempre sostenuto che Milano ha un suo naturale dinamismo perchè è fondamentalmente la città del lavoro, degli affari, dell’intraprendenza a respiro internazionale, tutti aspetti che fanno di essa una metropoli vitale ed attiva nell’arco totale delle 24 ore.

Certo, ha un flusso di traffico considerevole poiché ha un’ alta percentuale di city users oltre ai residenti ma con l’istituzione di Area C e gli altri dispositivi per avviare un tipo di mobilità sostenibile, mi sembra che tutto sommato Milano regga bene il confronto con il traffico caotico e disomogeneo di Roma, ad esempio.

Ma sostanzialmente questo cosiddetto progetto pilota che prevede la chiusura al traffico di Piazza Castello mi lascia molto perplesso per tutta una serie di obiezioni ampiamente motivate.

La prima cosa che viene in mente è l’impatto sul traffico che ne deriva e lo stesso Assessore Maran pur definendolo “limitato” ammette che in caso contrario si possono apportare modifiche in corso d’opera.

Al contrario, io penso che continuare a sottrarre spazio alle auto non sempre conduce agli effetti sperati vanificando persino la validità del progetto sostitutivo. Credo sia più esasperante non poter raggiungere una destinazione con il proprio mezzo a fronte di uno pseudo spazio relax in una città sempre in movimento.
L’area attorno alla Piazza è un punto troppo nevralgico per scollegarlo dalle vie limitrofe con il risultato, tutt’altro che improbabile, di intasare pericolosamente i percorsi adiacenti.

Esiste un piano alternativo della viabilità in zona? Spiacerebbe non poco constatare che il progetto si riveli un flop al pari di quanto è successo nella capitale dove la chiusura al traffico dei Fori Imperiali ha mandato in tilt le vie confinanti.

Lo studio condotto da AMAT conferma l’aggravio di traffico e parla di inevitabili lunghe file soprattutto nelle ore di punta, con una percentuale di incremento del 180% tra Foro Buonaparte, Largo Cairoli compresa Via Cusani.
Vero è che la relazione prospetta diversi scenari ma nessuno di questi è privo di criticità con il risultato che anche il trasporto pubblico risentirà degli effetti della pedonalizzazione su cui si vuole insistere.
Non possiamo rincorrere sempre ai modelli europei o addirittura americani (si parla di Times Square) per essere al pari con città che nulla hanno a che fare con la fisionomia di Milano e non è altrimenti detto che la possibilità di attraversare in auto questa parte specifica di Milano non sia un dettaglio che contraddistingua in positivo la città con una veduta spettacolare del monumento medievale.

In più, con tutte le urgenze che assurgono in un contesto metropolitano cosi complesso come quello milanese chiudere al traffico questa zona centralissima della città non solo disperde altri obiettivi di rivalutazione, come quello di recuperare il più possibile le periferie della nostra città che languono nell’incuria e nell’abbandono privilegiando cosi sempre e solo il centro città.